Piero della Francesca

Nascita: 1412  - Morte: 12 Ottobre, 1492    Collocazione: Sala del primo Rinascimento

Piero della Francesca fu un artista rinascimentale, noto ai suoi contemporanei come matematico e scienziato, ma tuttora apprezzato in particolare per la sua arte. I suoi dipinti sono caratterizzati da un sereno umanesimo e dall'uso di figure geometriche, in particolare in relazione alla prospettiva e allo scorcio. La sua influenza fu importante per i successivi lavori allegorici del ferrarese Cosimo Tura (1430-1495), così come per Pietro Perugino (1446 – 1524) e Luca Signorelli (1445 – 1523).

Nacque e morì nella piccolà città di Borgo San Sepolcro, in Toscana, e potrebbe aver studiato con uno dei tanti artisti senesi che al tempo della sua giovinezza vi lavorarono. Sappiamo che svolse un apprendistato a Firenze, con Domenico Veneziano (1410-1461), con cui lavorò agli affreschi nella chiesa di Sant'Egidio, nel 1439, e nell'ospedale di Santa Maria Nuova. Conobbe Fra Angelico (1395-1455), che gli fece conoscere i maestri del tempo, Masaccio (1401-1428) e Brunelleschi (1377-1446). Nel 1442 tornò a Sansepolcro, dove, tre anni dopo, gli venne commissionata la pala d'altare per la chiesa della Misericordia, che completò nei primi anni Sessanta. Nel 1449, invece, dipinse numerosi affreschi nel Castello Estense e nella chiesa di Sant'Andrea, a Ferrara, ora perduti.

Due anni dopo era a Rimini, per lavorare per il Lupo di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468), capo militare e mecenate delle arti. Realizzò qui il famoso affresco Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo, e anche il ritratto del condottiero. Ebbe l'occasione di incontrare l'altro famoso matematico e architetto del Rinascimento, Leon Battista Alberti (1404-1472). Nel 1452 venne chiamato ad Arezzo, per sostituire Bicci di Lorenzo agli affreschi della basilica di San Francesco. Questi rappresentavano la leggenda della Vera Croce, e sono considerati uno dei capolavori dell'artista e della pittura rinascimentale in generale.

Nel 1453 tornò a Sansepolcro dove, l'anno seguente, firmò il contratto per il polittico della chiesa di Sant'Agostino. Pochi anni dopo, convocato da papa Nicola V (1397-1455), si recò a Roma, dove dipinse gli affreschi nella basilica di Santa Maria Maggiore. Ne realizzò anche al Palazzo Vaticano, ma sono andati distrutti. Appartiene a questo periodo La flagellazione di Cristo, uno dei più noti e controversi quadri del primo Rinascimento. Tra le opere maggiori della sua maturità, ricordiamo: Il battesimo di Cristo, la Resurrezione e la Madonna del parto. A Urbino, dove si trovava al servizio del conte Federico II da Montefeltro, incontrò Melozzo da Forlì (1438-1494) e il matematico Luca Pacioli (1445-1514). Qui dipinse il famoso doppio ritratto di Federico e sua moglia Battista Sforza, esposto agli Uffizi: Doppio ritratto dei duchi di Urbino, la Madonna di Senigallia e la Natività. I suoi ritratti di profilo erano ispirati alle monete romane. 

(Testo adattato da www.wikipedia.org, in GNU Free Documentation License).

 

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